Made in Italy

Troppo spesso ed in modo incontrollato queste tre magiche parole ricche di significato e garanti di importanti peculiarità vengono usate ed abbinate a manufatti che, in realtà, di italiano, hanno ben poco o niente.

Il Made in Italy viene definito come una indicazione di provenienza inerente un prodotto completamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia, Decreto Legge 25 settembre 2009, n. 135. Secondo uno studio di mercato realizzato dall'azienda KPMG, Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà dopo Coca Cola e Visa.
Possiamo ben comprendere quindi il proliferare di metodi alternativi, conseguentemente più economici, ai presupposti sopracitati per ottenere la famosa certificazione di provenienza tricolore. Sicuramente uno di questi sistemi consiste nel costruire interamente un oggetto all’estero negli stati in cui il costo della manodopera è decisamente più basso rispetto a quello del nostro paese e, successivamente, apportando in Italia un piccolo step di modifica economicamente irrilevante, far passare il tutto come Made in Italy. Tralasciando la discutibilità della cosa è indubbia l’immissione nel mercato di merce non italiana al 100% ma dichiarata tale ai consumatori con il rischio quindi di qualche conseguenza.
Innanzitutto la qualità del prodotto spesso non corrisponde a quanto viene offerto e quasi sempre i prezzi sono molto alti, in particolare nel settore erotico, rispetto al reale valore iniziale di produzione. Inoltre esiste anche un altro aspetto estremamente importante da tutelare: la nostra salute!
Un nuovo rapporto pubblicato da Greenpeace Olanda rivela che i materiali plastici utilizzati per costruire una vasta gamma di giocattoli sessuali contengono concentrazioni molto elevate di ftalati, pericolosi ammorbidenti chimici tossici utilizzati nel PVC per renderlo morbido e flessibile.
Sempre Greenpeace Olanda ha chiesto all’organizzazione di ricerca TNO di testare otto diversi giocattoli del sesso, tra cui dildo e vibratori per verificare tracce di ftalati. Il risultato è stato preoccupante: sette toys su otto contenevano ftalati con percentuali variabili fra il 24% ed il 51%. Queste sostanze chimiche non sono facilmente biodegradabili e risultano pericolose anche in piccole quantità.

E’ significativo trovarli ancora in uso in giocattoli sessuali, fatti anche per uso interno. L’ attivista Toxic Bart Van Opzeeland critica aspramente l’impiego di questa sostanza ancora utilizzata in giocattoli per adulti. Negli ultimi anni sono stati provati molti prodotti di questo settore ma mai prima d'ora sono state rilevate concentrazioni così elevate. L'ultima ricerca indica che l'esposizione a queste sostanze può interdire la capacità del corpo di regolare la produzione di ormoni causando patologie al fegato e reni. Gli ftalati possono anche eventualmente provocare situazioni tumorali.

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